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Diabete mellito: aumentano le diagnosi e le amputazioni
di Anna Paola Tortora -
Le cause di questo tipo di patologia sono varie, in primis fattori genetici e ambientali. La diagnosi può rivelarsi complessa e molto spesso casuale: la malattia viene scoperta infatti nella maggior parte dei casi in pazienti che si sottopongono ad esami del sangue per l’accertamento di altre problematiche.
Imputabile al ritardo nella diagnosi sarebbe, secondo i ricercatori dell’Imperial College di Londra, l’aumento vertiginoso delle amputazioni in Inghilterra registrato in un arco di tempo che va dal 1996 al 2005.
Per la particolarità della patologia, infatti, l’accertamento può giungere anche a dieci anni dalla comparsa, essendo il diabete mellito un disturbo che può decorrere per lungo tempo in modo asintomatico, compromettendo quindi ulteriormente la situazione clinica del paziente.
Secondo i dati presentati dall’equipe di ricercatori guidati dal dottor Eszter Vamos, il numero di amputazioni degli arti inferiori sopra la caviglia sarebbe aumentato del 43% rispetto al passato mentre raddoppiate quelle effettuate al di sotto, per gli affetti da diabete mellito, mentre sembrano diminuite per i malati di diabete di tipo I.
Sempre secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Diabetes Research and Clinical Practice, anche un altro dato sarebbe molto allarmante, ovvero il fatto che l’età di chi subisce interventi di questo tipo si sia abbassata, passando da una media di 71 anni a una di 69, con una predominanza di individui di sesso maschile rispetto alle donne.
”Il risultato dello studio -
Per evitare la degenerazione della patologia necessari sono frequenti follow up che consentano di tenere sotto controllo la situazione e di verificare la correttezza della terapia e della dieta alle quali è sottoposto il malato. A controlli giornalieri, inoltre, si devono necessariamente aggiungere esami ciclici che consentano di monitorare chiaramente e periodicamente i valori del sangue dei pazienti.
Una volta effettuata la diagnosi, fondamentale diventa un netto cambiamento dello stile di vita. Insieme ad esso e alle quotidiane iniezioni di insulina, antibiotici orali giocano un ruolo fondamentale nel contenimento della patologia.
In casi più gravi è necessario il ricorso ad interventi chirurgici, ben più invasivi dei metodi sopracitati, come il trapianto del fegato, delle isole di Langerhans o operazioni bariatriche, solitamente associate alla perdita del peso, che ultimante hanno dimostrato di condurre a buoni risultati nella cura del diabete.
Le conseguenze della malattia possono essere importanti. I rischi maggiori sono rappresentati da complicazioni cardiache, come ictus e attacchi cardiaci, ma anche ulcere che possono degenerare in cancrena rendendo poi necessaria l’asportazione della parte del corpo colpita.
Anna Paola Tortora
VADEMECUM DEL DIABETE
Sai cos’è il diabete?
E’ l’epidemia del terzo millennio
Da come viene riscontrata:
Dal valore degli zuccheri nel sangue chiamata glicemia che non deve superare a digiuno i 110 mg
Sai a cosa si può andare incontro?
Alla dialisi, all’amputazione degli arti inferiori , all’ictus o trombosi, all’infarto, alla cecità, all’impotenza sessuale (per gli uomini),
altre complicanze
Chi sono le persone più a rischio?
Chi ha familiarità, le persone obese o in sovrappeso con valori del colesterolo cattivo di 200 e dei trigliceridi 155 o affetti di ipertensione arteriosa, chi fa vita sedentaria
Si può prevenire o almeno procrastinare nel tempo?
Facendo un controllo della glicemia ed una volta riscontrata la predisposizione se si cambia stile di vita che comporta una corretta alimentazione ed un’attività fisica adeguata e con controllo della glicemia almeno annuale.
Se sei in questa situazione rivolgerti subito al mese curante
Ecco perché si deve e non si può sottovalutare questa patologia dato che non bisogna delegare ad altri la propria salute
Gianna Miceli:"Si tratta di un risultato importante"
Diabete, il Senato approva la mozione
la soddisfazione del presidente AIAD
di Redazione
Mercoledì 09 Dicembre 2009 -
Ragusa -
Ed a seguito dell'approvazione dell'atto il vice presidente nazionale Diabetforum e presidente AIAD onlus Ragusa, Gianna Miceli, è intervenuta per esprimere soddisfazione. "La mozione-
Tutto questo è stato reso possibile da una rinnovata strategia che ha visto le Associazioni di pazienti, tra queste l’AIAD, sempre impegnate in prima fila. La mozione n. 174 sulle prestazioni assistenziali ai malati di diabete, è nata dall’impegno preso e mantenuto dai senatori Baio, PD e Tomassini, PDL sulla scia del Manifesto dei Diritti della Persona con Diabete, che hanno saputo aggregare attorno a sé l’interesse e l’impegno di tanti colleghi parlamentari.
La mozione mira a venire incontro alle necessità dei 3 milioni di italiani affetti da diabete. Posto che la cura di questa malattia si fondi soprattutto sulla prevenzione, appare grave che essa non venga garantita in molte aree del Mezzogiorno, così come occorre correggere l’attuale situazione che vede molte prestazioni connesse alla diagnosi e alla cura del diabete e delle sue complicanze escluse dai livelli essenziali di assistenza, anche in questo caso con grandi differenze tra una Regione e l’altra.
La diffusione di questa patologia-
Una ricerca del dottor Paolo Rubino, presentata ad un convegno medico di Avellino
Diabete e trombosi: una relazione pericolosa
Un paziente diabetico ha un probabilità doppia di andare incontro a infarto o ictus rispetto a un paziente non diabetico: perché? A questa e altre domande risponderanno i clinici e gli scienziati che parteciperanno al convegno "Diabete e Trombosi" il 29 e 30 gennaio in Humanitas.
Le malattie cardiovascolari costituiscono una gravissima minaccia per i cittadini del mondo intero: il loro impatto in termini economici è di rilevanza mondiale. E non solo nei Paesi industrializzati: l'Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che entro il 2010 queste patologie diventeranno la prima causa di morte anche nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2025 i diabetici nel mondo saranno oltre 400 milioni, e ogni anno in Europa 2 milioni di persone perdono la vita in età ancora produttiva per malattie da trombosi, quali infarto, ictus, embolia.
Un paziente diabetico ha un probabilità doppia di andare incontro a un evento vascolare da trombosi rispetto a un paziente non diabetico: perché? Quali sono i meccanismi che attivano la coagulazione del sangue nel diabetico? Quali le reazioni biologiche e biochimiche che avvengono all'interno delle arterie e portano alla formazione di un trombo? I farmaci che riducono la probabilità di trombosi sono utili anche nel diabetico? E quelli che normalizzano il colesterolo, quale effetto hanno sulla probabilità che si formi un trombo? Saranno questi i temi al centro del convegno "Diabete e Trombosi", in programma presso l'Istituto Clinico Humanitas il 29 e 30 gennaio, al quale partecipano esperti clinici, farmacologi, diabetologi provenienti da Università e Istituzioni italiane e straniere: ognuno di loro affronterà uno degli aspetti peculiari che legano il diabete alla trombosi. Fra i relatori Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas, Paolo Cavallo Perin, presidente della Società italiana di Diabetologia, Francesco Violi, presidente della Società italiana di Medicina Interna, Zaverio Ruggeri, responsabile del dipartimento di ricerca sull'Aterotrombosi di Scripps Research Institute, La Jolla, Giovanni Davì, professore di Medicina Interna dell'Università di Chieti.SANITA': ALLARME DIABETE, TRA CINQUE ANNI RISCHIO PANDEMIA
Il pesce: un aiuto contro il diabete
Mangiato 2 volte a settimana protegge i reni da potenziali complicazioni
© Matteo Clerici/NEWSFOOD.com -
Pesce: protegge il cuore, ma solo se mangiato in grandi quantità
" o Montecitorio: un menù vegetariano per sostenere il diritto di scelta alimentare
I diabetici dovrebbero includere nella propria alimentazione il pesce, almeno 2 volte a settimana. Tale cibo è particolarmente efficace nel proteggere i reni, da complicanze ed eventuali disturbi.
Lo sostiene uno studio dell'Università di Cambridge (sezione Medical Research Council Epidemiology Unit), diretto dalla dottoressa Amanda Adler e pubblicato dal "American Journal of Kidney Disease".
Il punto di partenza del lavoro è stata una constatazione: per i malati di diabete, le preoccupazioni principali sono il controllo dei carboidrati (quantità e qualità) e l'apporto delle proteine. L'obiettivo, evitare malattie renali, spesso associate ad elevati livelli di glucosio.
Su questo punto, spiegano i ricercatori: "Sulla base di recenti osservazioni, siamo giunti alla conclusione che non è tanto la quantità di proteine assunte ciò che dovrebbe essere modificato nella dieta di un diabetico, quanto la tipologia della fonte alimentare proteica".
Allora, la dottoressa Adler e colleghi si sono concentrati sul pesce, per definizione ottima fonte di proteine. Essi hanno così monitorato il consumo di pesce in 22.000 volontari, 517 dei quali affetti da diabete (principalmente di tipo 2).
I risultati hanno così evidenziato come il mangiare pesce più di una volta a settimana era associato con una ridotta concertazione di macroalbuminuria. Tale proteina, rinvenuta nelle urine, è la spia del malfunzionamento dei reni. E, come controprova, il ridotto consumo di pesce si legava ad alti livelli di macroalbuminuria.
Il team di Cambridge conclude così che un consumo regolare dell'alimento in questione potrebbe rivelarsi un elemento significativo in grado di prevenire e regolare i disturbi renali nei pazienti diabetici. "I composti nutritivi presenti nel pesce sono in grado di prevenire le malattie renali facilitando il controllo dei livelli di zuccheri e migliorando il profilo lipidico del sangue", spiega la dottoressa Adler.
Ma non tutte le specie vanno bene alla stessa maniera. La scienziata consiglia fortemente i pesci magri: medaglia d'oro per l'orata, ma anche cernia, merluzzo, scampi e gamberi sono consigliati
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Diabete, allarme dei medici: tra 5 anni rischio pandemia
Possibile un'epidemia peggiore di quella causata dal virus H1N1
Attenzione al diabete, malattia "sotterranea" che potrebbe facilmente andare fuori controllo, in maniera peggiore della corrente influenza A.
Questo è il monito che arriva da una ricerca del dottor Paolo Rubino (responsabile del Laboratorio di Cardiologia Invasiva della Clinica Montevergine di Mercogliano) presentata durante un corso d'interventistica periferica tenutosi ad Avellino.
Secondo lo studioso, il numero di malati è in continua crescita e non sembra destinato a diminuire, anzi. Stime realistiche parlano di una quantità più che raddoppiata rispetto al presente. A quel punto, si innescherebbe una spirale negativa, con quantomeno costi pesantissimi se non rischi di tracollo sanitario.
(ANSA) -
La maggioranza delle persone che soffrono di problemi gengivali presentano un alto rischio di diabete, stando ai risultati di una ricerca condotta dall’Università di New York e pubblicata sulla rivista Journal of Public Health Dentistry. Ma non solo, secondo i ricercatori americani oltre la metà dei soggetti a rischio è stata visitata dal dentista nell’anno precedente; per questo una campagna di screening all’interno degli studi dentistici potrebbe dare ottimi risultati..
Lo studio ha esaminato i dati di 2.923 adulti che nel 2003-
Uno strumento utile utilizzabile anche all’interno dello studio dentistico per individuare pazienti a rischio diabete potrebbe essere il glucometro che misura attraverso l’esame di una goccia di sangue prelevata dal dito del paziente, il livello di zucchero nel sangue nel caso in cui l’odontoiatra riscontra infiammazione alle gengive.
Oltre 170 milioni di diabetici in tutto il mondo potrebbero ben presto tirare un sospiro di sollievo grazie ad un team internazionale di scienziati che ha scoperto il colpevole di questa malattia debilitante. Presentati nella rivista Nature, i risultati dello studio mostrano che il responsabile del diabete congenito è un gene fino ad ora non studiato, RFX6.
Il diabete insorge quando il pancreas non riesce a produrre quantità sufficienti d'insulina, perché le isole di Langerhans (speciali gruppi di cellule che si trovano nel pancreas) sono danneggiate e non possono produrre e secernere gli ormoni che aiutano il corpo a scomporre il cibo e utilizzarlo. In un'isola vi sono cinque tipi di cellule, tra cui le cellule beta che producono l'insulina.
Scienziati belgi, canadesi e nordamericani hanno affrontato questo problema identificando nelle cellule beta delle isole di Langerhans una deficienza che è causa del diabete. I ricercatori dell'ULB (Université Libre de Bruxelles) in Belgio hanno collaborato con i colleghi della McGill University in Canada per determinare le cause del diabete nell'uomo. I loro omologhi dell'americana University of California San Francisco (UCSF) hanno identificato il ruolo biologico del gene RFX6 nei topi.
In un dichiarazione, i ricercatori belgi hanno spiegato che la medicina genomica mira alla prevenzione ed al trattamento della malattia studiato su misura per le persone. Mentre gli esperti in campo medico hanno applicato con successo questo approccio per trattare, per esempio, il tumore alla mammella e il cancro all'intestino, il suo uso resta ancora limitato per altre malattie, a causa della mancanza di comprensione dei meccanismi molecolari soggiacenti.
Gli esperti fanno notare che la comprensione è alimentata dall'osservazione di malattie rare innescate dall'assenza di un gene particolare nel genoma. 'Pensiamo che per ciascuno dei 30.000 geni del nostro genoma vi sia almeno 1 persona sulla Terra che ha un difetto ereditario', dicono gli scienziati dell'ULB.
Il servizio di medicina genetica dell'Hôpital Erasme-
La dottoressa Julie Désir del servizio di Genetica medica e il Dr. Serge Vanden Eijnden del reparto di Neonatologia dell'Hôpital Erasme-
'Si potrebbe postulare che il gene responsabile, tuttora sconosciuto, abbia avuto in ruolo decisivo nello sviluppo delle isole di Langerhans e la produzione d'insulina, causando nel neonato la sindrome completa di Martinez-
I ricercatori canadesi, guidati dal Dr. Constantin Polychronakos del Laboratorio di Genetica endocrina McGill presso l'Ospedale infantile dell'Istituto di ricerca del centro ospedaliero della McGill University (RI MUCH), si sono serviti di tecnologie avanzate, tra cui il sequenziamento massivo in parallelo, per esaminare il gene RFX6.
'Questa scoperta ci porta più vicini a trovare un giorno la cura per il diabete', ha spiegato il Dr. Polychronakos. 'Ora che sappiamo che il gene RFX6 è cruciale nel processo di produzione dell'insulina, ci si apre la possibilità di trovare una cura attraverso la terapia genica, o attraverso terapie che creino nuove isole dalle cellule del resto del pancreas'.
Allo studio hanno contribuito anche scienziati francesi, italiani e inglesi.
Diabete: la papaya per cicatrizzare le ferite
Pubblicato da Gianluca Rini in Benessere, Ricerca Medica, Terapie Alternative.
Martedì, 16 Febbraio 2010.
Il diabete rappresenta una patologia che può portare a delle conseguenze a volte molto gravi anche per quanto riguarda la cicatrizzazione delle ferite. Ma un rimedio in questo senso esisterebbe. Si tratta della papaya fermentata, che, secondo una recente scoperta, potrebbe essere d’aiuto nel cicatrizzare le ferite in chi soffre di diabete.
La scoperta è stata effettuata da Luc Montagnier, già noto in tutto il mondo per essere stato colui che ha scoperto il virus dell’Aids. L’estratto fermentato della papaya sarebbe un vero e proprio toccasana per favorire la cicatrizzazione delle ferite, in quanto possiede dei poteri antiossidanti, che lo rendono in grado di aiutare l’organismo a difendersi dai radicali liberi.
L’utilità contro le ferite di questo prodotto naturale è stato rilevato a livello sperimentale su animali da laboratorio. Si tratta di una scoperta importante, che potrebbe aprire la strada verso la risoluzione di un problema grave che può determinare conseguenze impossibili da contrastare. Naturalmente siamo ancora all’inizio ed è troppo presto per poter arrivare a delle conclusioni certe.
In ogni caso la scoperta si presta bene ad avviare una serie di altri studi utili in questa direzione. L’importanza del tutto sarebbe rappresentato anche del atto che si tratterebbe di un ritrovato naturale, che garantirebbe anche la sicurezza di potersi basare sull’uso di elementi non dannosi da altri punti di vista.
Sfruttare le risorse derivanti da prodotti naturali significa aprire prospettive rilevanti verso strategie terapeutiche che non sono soltanto risolutive, ma basate anche risorse fino ad ora inesplorate
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Sanità e Istituzioni sfidano il diabete
Sala Zuccari
Palazzo Giustiniani
Via della dogana vecchia 29
Roma
ore 10.00
In Italia le persone con diabete sono stimate attualmente intorno ai 6 milioni e circa 1 milione ancora non lo sa. Oltre i 40 anni un Italiano su 3 è a rischio di diabete. Una malattia che non dà disturbi o dolori ma che danneggia irreparabilmente l’ organismo. Il diabete è la quarta causa di morte in tutto il pianeta. L’epidemia di diabete va infatti di pari passo a quella dell’obesità e l’Italia è ai primi posti in Europa su questo versante. Come fermarlo?
Due sono le priorità assolute: la diagnosi precoce e un trattamento
aggressivo fin dalle prime fasi per evitare gli oneri sociali, umani ed economici delle complicanze di questa condizione: malattie cardio-
Per raccogliere la sfida posta da questa malattia è necessaria un’azione sinergica tra medici, istituzioni e pazienti per sensibilizzare tutti sull’importanza di trattare il diabete “precocemente ed efficacemente” in modo raggiungere nel maggior numero di pazienti gli obiettivi del controllo glicemico e prevenire le conseguenze del diabete. Questo il tema che sarà affrontato al convegno “Fermare il diabete: una sfida per la Sanità e le Istituzioni” che si terrà presso la Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani, Via della dogana vecchia 29, martedi 23 febbraio 2010 ore 10.00.
Il convegno promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute di cui è Presidente il Sen Cesare Cursi , moderato dalla giornalista e medico
Maria Rita Montebelli, vedrà il confronto tra le istituzioni rappresentate da Sen. Antonio Tomassini Presidente XII Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato, Sen. Emanuela Baio Dossi Membro della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza , Dott.ssa Paola Pisanti Direzione generale della Programmazione Sanitaria, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e il mondo medico scientifico rappresentato da Prof. Paolo Cavallo Perin Presidente Diabete Italia , Prof. Sandro Gentile Presidente dell’Associazione medici diabetologi, Dott. Claudio Cricelli Presidente SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, Dott. Giacomo Milillo Segretario Generale Nazionale FIMMG, Fed. It. Medici di Famiglia, Prof. Francesco Giorgino Ordinario di Endocrinologia,
Università degli Studi di Bari, Dott. Antonio Papaleo Vicepresidente
Associazione Italiana Diabetici.
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Secondo una nuova ricerca, potrebbero esserci buone speranze per i giovani adulti che soffrono di diabete di tipo 2. In un articolo apparso sulla rivista Diabetes Care, i ricercatori provenienti da Irlanda, Spagna e Italia hanno analizzato come i meccanismi delle cellule muscolari potrebbero fare chiarezza sulla forte resistenza dell'organismo all'insulina. Essi hanno anche mostrato una ridotta risposta all'esercizio aerobico dei giovani pazienti obesi affetti da diabete di tipo 2. I risultati dello studio fanno parte del progetto DIABESITY ("Novel molecular drug targets for obesity and type 2 diabetes") project, finanziato dall'UE con 11,6 milioni di euro attraverso l'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologia per la salute" del Sesto programma quadro (6° PQ).
Il diabete di tipo 2 è la forma di diabete più diffusa nel mondo e riguarda quasi il 90% dei casi di diabete in Europa. I dati dell'Istituto di sanità pubblica in Irlanda indicano che il 4,3% della popolazione irlandese soffre di diabete di tipo 2.
Il diabete di tipo 2 differisce da quello di tipo 1 in quanto emerge quando l'organismo non produce insulina a sufficienza e non riesce a usarla in maniera aseguata. L'insulina è un ormone prodotto dal pancreas. Il diabete di tipo 2 colpisce di solito con l'invecchiamento. Tuttavia, i ricercatori hanno notato un numero crescente di giovani affetti da questo disturbo. Gli specialisti dicono che spesso è causato da fattori legati allo stile di vita, come ad esempio l'obesità, la dieta e la mancanza di esercizio fisico. Il diabete di tipo 1 è anche conosciuto come diabete giovanile, perché di solito insorge durante l'infanzia o adolescenza, in seguito ad una distruzione auto-
"Il diabete di tipo 2 si sta diffondendo anche tra le persone più giovani, di solito a causa di un'obesità giovanile o di una predisposizione familiare per il diabete", ha spiegato il coautore professor John Nolan del Dipartimento di clinica medica presso il Trinity College Dublin, capo del gruppo universitario di ricerca metabolica, e del St James's Hospital di Dublino, entrambi in Irlanda.
"Questi studi ci forniscono nuovi elementi sul modo in cui si sviluppa e progredisce il diabete in questi giovani pazienti. Nello studio in questione, abbiamo mostrato che i giovani pazienti obesi affetti da diabete di tipo 2, al contrario dei loro coetanei obesi non diabetici, hanno una funzione anomala di alcuni importanti geni e proteine mitocondriali. I mitocondri sono i centri energetici nelle cellule e queste anomalie contribuiscono alla resistenza all'insulina e alla brusca risposta all'esercizio fisico", ha aggiunto.
"L'esercizio aerobico è molto efficace per prevenire e trattare il diabete di tipo 2 nelle persone di mezza età e anziane. Il diabete di tipo 2 è la più importante malattia cronica della società moderna e minaccia la salute di intere popolazioni, in particolare in Asia e nei paesi in via di sviluppo", ha continuato. "Per riuscire a sviluppare trattamenti specifici per il diabete di tipo 2 nelle persone giovani occorre una più precisa comprensione dei meccanismi cellulari di questa malattia. I nostri studi sulla funzione mitocondriale dei muscoli ci hanno permesso di concentrare gli studi i intervento su questi importanti meccanismi.
Questa ultimissima ricerca aumenta la nostra conoscenza su come il diabete si sviluppa e progredisce nei giovani tra i 18 e 25 anni. I ricercatori ritengono che le loro scoperte condurranno allo sviluppo di trattamenti mirati migliorati per i giovani affetti da diabete di tipo 2.
Hanno anche collaborato allo studio i ricercatori dell'Istituto spagnolo di ricerca biomedica (IRB Barcellona), l'Università di Barcellona e il Centro di ricerca biomedica in rete sul diabete e i disturbi metabolici associati (CIBERDEM), nonché l'istituto di medicina interna della facoltà di medicina dell'Università Cattolica, in Italia.
Il progetto DIABESITY ha riunito 25 istituti di ricerca e attori industriali da Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
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Salute: Diabete e coma, curiamoci per evitarlo
Il diabete mellito è una condizione caratterizzata da elevati tassi di glucosio nel sangue. Un Diabete non controllato può portare al coma o a perdita di coscienza. I tre tipi di coma, associati al diabete comprendono coma chetoacidosico, coma iperosmolare e coma ipoglicemico.
coma chetoacidosico
È il più comune nelle persone con diabete di tipo 1, che una volta si chiamava diabete giovanile o diabete mellito insulino-
Essi sono sottoprodotti della degradazione dei grassi e possono accumularsi eccessivamente quando vi è insufficiente insulina nel corpo. Quando l'insulina non è sufficiente, il corpo non può utilizzare il glucosio per produrre energia, il quale è convertito in grassi, che vengono mutati in corpi chetonici nel fegato. Le cause comuni di chetoacidosi comprendono una dose dimenticata di insulina o un’infezione acuta.
Alcuni sintomi della chetoacidosi sono:
* Sete non saziabile
* Letargia
* Minzione frequente (a causa di alti livelli di glucosio nel sangue)
* Nausea
* Vomito
* Dolore addominale
* Sonnolenza
* Respiro profondo e rapido
* alito fruttato o acetonico.
Gli esami potranno rivelare la presenza di corpi chetonici nel sangue e nelle urine.
Coma iperosmolare
Un coma iperosmolare è causato da grave disidratazione e livelli molto elevati di glucosio nel sangue (iperglicemia).
Eventi che possono portare ad alti livelli di glucosio nel sangue sono:
* Hai dimenticato i farmaci per il diabete o l'insulina
* Un’infezione o malattia, come l'influenza o polmonite
* Maggior consumo di cibi ricchi di zucchero o liquidi.
Quelli a maggior rischio di questo tipo di coma sono le persone con diabete di tipo 2 che hanno un’infezione o malattia acuta e hanno ridotto l'assunzione di liquidi o se stanno assumendo farmaci diuretici o steroidi.
I reni tentano di rispondere ad elevati livelli di glucosio nel sangue facendo del loro meglio per eliminarlo, insieme a una grande quantità di acqua. La persona affetta da questa sintomatologia accuserà una gran sete, ma l’acqua bevuta non è sufficiente a rimpiazzare i liquidi persi. Essi diventeranno disidratati e avranno urgente bisogno di liquidi per via endovenosa. Senza questo tipo di trattamento, possono cadere in coma iperosmolare.
Il Coma iperosmolare si sviluppa lentamente nell'arco di diversi giorni, quindi se gli elevati livelli di glucosio nel sangue vengono rilevati e curati per tempo, il coma può essere prevenuto.
Coma ipoglicemico
L’Ipoglicemia, ovvero bassi livelli di glucosio nel sangue (al di sotto 3.5mmol / L), si verifica se una persona in cura per il diabete assume dosi di insulina o ipoglicemizzanti:
* Prende un extra o una dose maggiore
* Compie esercizi fisici pesanti senza mangiare cibo extra o di ridurre le quantità di insulina.
* Manca un pasto o uno spuntino
* si sono bevuti troppi alcolici o bevande alcoliche, senza mangiare.
Se il livello di glucosio nel sangue scende molto, la persona può perdere conoscenza (coma ipoglicemico) e potrebbero subentrare delle convulsioni.
Sintomi di ipoglicemia comprendono:
* tremori
* Palpitazioni
* Debolezza
* Sudorazione
* Fame insaziabile
* Confusione, un comportamento alterato, sonnolenza o coma – condizioni che si verificano se il livello di glucosio nel sangue diventa molto basso.
primo soccorso
Pronto soccorso per chi è caduto in un coma diabetico comprende:
* chiamare il 118 immediatamente.
* Non cercare di dar loro qualcosa da mangiare o da bere: può indurre soffocamento.
* girate il paziente sul fianco per prevenire l'ostruzione alla respirazione se il paziente vomita.
* Seguire le istruzioni fornite dal 118 fino a quando non arriva l’automedica.
* Non somministrare nessun farmaco (insulina, pastiglie, ETC).
Come eseguire il controllo della glicemia a casa (è il passo più importante di tutti)
Le istruzioni sono varie e dipendono dal tipo di misuratore usato. Tutti i test per l'autocontrollo richiedono una goccia di sangue. Solitamente la sede più conveniente e meno dolorosa è la punta del dito medio, ma può essere usato qualunque dito o anche il lobo dell'orecchio. Usando lo stesso dito si forma un callo. Per ciascun test è necessario avere una quantità di sangue sufficiente.
Operazioni per ottenere una goccia di sangue:
1. Lavati le mani con sapone e acqua calda ed asciugale completamente o pulisci l'area con alcool e asciugala completamente
2. Pungi la punta del dito con la lancetta. Il pungidito permette una rapida puntura con minore disagio.
3. Tieni la mano in basso, e spremi il dito dal palmo verso la punta. Se il sangue risulta insufficiente, aspetta un paio di secondi e spremi ancora. Non spremere vicino alla puntura.
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SALUTE: DIABETE, SVILUPPATA INSULINA SUPER-
(ASCA) -
Puo' essere inalata, invece che iniettata, la nuova insulina per la cura del diabete con un effetto d'azione ultra-
L'ha sviluppata un'azienda Usa, la MannKind Corporation, che ha brevettato una tecnologia per trasformare i farmaci liquidi in formule ''spruzzabili''. Il nuovo farmaco, che e' in attesa di approvazione da parte della Food and drug administration (Fda), l'autorita' americana che regola il commercio dei farmaci, e' una delle novita' del meeting annuale dell'American Chemical Society in corso a San Francisco, Usa. I ricercatori sono ricorsi ad una tecnica che consente di ''polverizzare'' le molecole anti-
5. Metti la goccia di sangue sulla zona della speciale striscia o sull'area appropriata.
6. Segui le istruzioni incluse in ogni reflettometro e quelle fornite dagli operatori del diabete per misurare la glicemia.
7. Registra i risultati degli esami.
RICORDA:
La prevenzione è sempre la strategia migliore. Se è un po’ che non vi fate visitare dal vostro medico o da un centro d’aiuto per diabetici: FATELO! Se ti conosci…condurrai una vita col diabete senza grossi problemi… se non lo curi…beh... fate voi.
Diabete: non basta misurare glicemia, occorre cura globaleDiabete: non basta misurare glicemia, occorre cura globaleRoberto pioppo
Infermiere Rianimazione
Crrt tutor
Per ogni domanda, per intervenire, per proporre quesiti: info@sanremonews.it
_____________________________________________________________________________Sanihelp.it -
Il nuovo farmaco, della Mannkind Corporation, è in attesa di essere approvato da parte della Food and drug administration, l’autorità americana deputata alla regolazione del commercio dei farmaci. La nuova insulina è una delle novità presentate al meeting annuale dell'American Chemical Society in corso a San Francisco.
I ricercatori hanno utilizzato una tecnica che consente di polverizzare le molecole anti-
___________________________________________________________________________Di
Sanihelp.it -
cura sulle caratteristiche di ciascun individuo.
Molti studi recenti scientifici hanno dimostrato come intervenire per migliorare il compenso metabolico della persona con diabete, cioè riportare i valori della glicemia alla normalità e mantenerli sotto controllo, sin dall’esordio della malattia sia di estrema importanza per ridurre le complicanze cardiovascolari negli anni successivi.
Lo studio STENO-
Ciononostante, altri studi (come ACCORD e VADT) hanno messo in evidenza come questo intervento non sia efficace nel diminuire la mortalità cardiovascolare.
Solo la correzione simultanea della glicemia e della pressione arteriosa, e meglio ancora la correzione di altri fattori di rischio come la dislipidemia (colesterolo elevato) o la scarsa attività fisica o l’obesità, può ridurre la mortalità cardiovascolare.
In una metanalisi, prendendo in esame una serie di studi clinici che hanno coinvolto oltre 15.000 persone con diabete, è stato dimostrato che la mortalità cardiovascolare non si modifica se si interviene solo sul fattore glicemia. L’intervento deve essere complessivo, su tutti i fattori di rischio contemporaneamente. In questo modo si ottiene una riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare di almeno il 40%.
La morale è una sola: non esiste una cura del diabete uguale per tutti, il trattamento deve essere individualizzato.
Nella persona giovane, che non presenta malattie concomitanti, si deve fare di tutto per rendere ottimale il compenso glicemico, cioè operare per ridurre anche drasticamente la glicemia, al fine di prevenire le complicanze del diabete. Nella persona anziana, più fragile o con malattia di più lunga durata e quindi con presenza di altri problemi, bisogna essere più cauti nell’intervento sulla glicemia per non compromettere lo stato di salute generale.
Diabete, i segnali da non trascurare
Se i reni non filtrano alla perfezione e c'è albumina nelle urine, i rischi aumentano in misura significativa
Diabete, i segnali da non trascurare
Se i reni non filtrano alla perfezione e c'è albumina nelle urine, i rischi aumentano in misura significativa
MLANO -
STUDIO – Lo studio, pubblicato su Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease, è stato condotto dai medici della Sezione di Endocrinologia dell'Ospedale Civile Maggiore di Verona, che hanno seguito per 6 anni più di 2800 pazienti con diabete di tipo due. All'inizio il tasso di filtrazione glomerulare (indice della funzionalità dei reni) era basso nel 22 per cento dei partecipanti, mentre il 26 per cento dei pazienti aveva albumina nelle urine (anche questa indicativa del fatto che i reni hanno un po' perso la loro funzione di filtro). Negli anni 306 partecipanti sono morti, in più di un caso su due per motivi cardiovascolari; andando ad analizzare l'eventuale correlazione fra la mortalità e diversi fattori di rischio, gli autori si sono accorti che la probabilità di morire (per cause cardiovascolari e non) cresceva all'aumentare dell'albuminuria e al diminuire del tasso di filtrazione glomerulare. E l'effetto negativo rimaneva anche considerando altri elementi “pesanti” di rischio come il fumo, l'ipertensione e così via, a indicare che già piccole alterazioni della funzione dei reni sono indicative di maggiori rischi per la salute.
CONTROLLI AI RENI – «Una riduzione della funzionalità renale si associa a una maggior mortalità anche in chi non è diabetico – specifica Enzo Bonora, l'endocrinologo dell'Università di Verona che ha coordinato la ricerca –. Non sappiamo perché sia così: l'alterazione renale non è essa stessa una causa diretta degli eventi cardiovascolari, ma evidentemente si associa ad altri fattori di rischio causali che poi portano a tali eventi. Detto ciò, il messaggio che emerge dal nostro studio è chiaro: occorre valutare spesso la funzionalità dei reni, nei diabetici e pure, appunto, in chi non lo è. Riduzioni della capacità renale anche lievi indicano soggetti con un rischio cardiovascolare e generale assai più elevato di altri, in cui è necessario intervenire con un approccio più incisivo per evitare guai». Il test migliore però non è quello che va per la maggiore, ovvero il dosaggio della creatinina (una sostanza che è un prodotto di scarto del metabolismo delle proteine; se sale oltre una certa soglia, significa che l’attività di filtro dei reni è compromessa): «La creatininemia può ingannare, l'età e il peso corporeo la influenzano e si possono avere valori apparentemente normali anche se i reni non sono in perfetto stato – dice Bonora –. Perciò oggi le linee guida raccomandano la stima, attraverso semplici formule matematiche, del tasso di filtrazione glomerulare: pur non essendo una misura diretta ma un parametro “sporco”, soltanto stimato, è un indice molto accurato del grado di funzionalità renale», conclude l'esperto.
Elena Meli
06 aprile 2010
Se sei diabetico cammina di più
Qualche chilometro al giorno migliora gli effetti della terapia
Keywords |
Una camminata di almeno 4-
Lo afferma uno studio del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Perugia presentato al XXXI congresso nazionale della Società Italiana di Endocrinologia. Lo studio dell’Università di Perugia, coordinato dal professor Pierpaolo De Feo, ha voluto determinare l’effetto di diversi livelli di attività fisica e dispendio energetico sulla terapia e sui costi socio-
L’analisi è stata effettuata su 179 pazienti diabetici di tipo 2, seguiti per 2 anni e suddivisi in 6 gruppi uguali per età, sesso, durata del diabete e parametri della sindrome metabolica, ma differenti per spesa energetica, espressa in METs-
In termini generali, lo studio ha dimostrato che camminare per 4-
Qualche chilometro al giorno migliora gli effetti della terapia
Keywords |
Una camminata di almeno 4-
Lo afferma uno studio del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Perugia presentato al XXXI congresso nazionale della Società Italiana di Endocrinologia. Lo studio dell’Università di Perugia, coordinato dal professor Pierpaolo De Feo, ha voluto determinare l’effetto di diversi livelli di attività fisica e dispendio energetico sulla terapia e sui costi socio-
L’analisi è stata effettuata su 179 pazienti diabetici di tipo 2, seguiti per 2 anni e suddivisi in 6 gruppi uguali per età, sesso, durata del diabete e parametri della sindrome metabolica, ma differenti per spesa energetica, espressa in METs-
In termini generali, lo studio ha dimostrato che camminare per 4-
Spiega De Feo: “Un incremento di attività fisica superiore a 10 METs-
30%. Di conseguenza il rischio di infarto viene ridotto del 15% e il rischio coronarico a 10 anni del 2,2%.
Spiega De Feo: “Un incremento di attività fisica superiore a 10 METs-
Se sei diabetico cammina di più
Qualche chilometro al giorno migliora gli effetti della terapia
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Una camminata di almeno 4-
Lo afferma uno studio del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Perugia presentato al XXXI congresso nazionale della Società Italiana di Endocrinologia. Lo studio dell’Università di Perugia, coordinato dal professor Pierpaolo De Feo, ha voluto determinare l’effetto di diversi livelli di attività fisica e dispendio energetico sulla terapia e sui costi socio-
L’analisi è stata effettuata su 179 pazienti diabetici di tipo 2, seguiti per 2 anni e suddivisi in 6 gruppi uguali per età, sesso, durata del diabete e parametri della sindrome metabolica, ma differenti per spesa energetica, espressa in METs-
In termini generali, lo studio ha dimostrato che camminare per 4-
Spiega De Feo: “Un incremento di attività fisica superiore a 10 METs-
http://italiasalute.leonardo.it/Centro_Malattie.asp?Sezione=Diabete
Il Diabete,una malattia incurabile ma controllabile
Parliamo oggi di Diabete, una malattia molto diffusa che nelle sue molteplici forme colpisce una vasta gamma della popolazione non solo anziana. Il diabete è una malattia che comporta la cattiva assimilazione degli zuccheri nel corpo dovuta ad una produzione erronea di insulina. Fortunatamente il diabete, seppur non curabile, può essere tenuto sotto controllo.
Esistono diversi tipi di diabete: il Diabete Mellito che si divide in diabete primario di tipo I e di tipo II, diabete secondario, e diabete gestazionale. Esiste poi una tipologia di diabete insipido Neurogenico e Nefrogenico. Il diabete gestazionale si manifesta solitamente al sorgere di una gravidanza e può comportare problemi per la partoriente e per il feto.
Fortunatamente, essendo consapevoli della malattia, i ginecologi controllano di frequente i livelli di insulina nelle donne incinte. La forma di diabete più diffuso è il diabete di tipo I ed il diabete di tipo II. Il diabete di tipo I è caratterizzato dalla distruzione di cellule B pancreatiche, questa deficienza porta alla mancata produzione di insulina.
Questo genere di diabete è solitamente contrastato con l'iniezione esterna di insulina ad intervalli regolari ed in accordo con i pasti. Il diabete di tipo II, invece, non è immunitario ed è solitamente legato alla presenza di specifici geni nel corredo genetico della persona. Questo deficit è definito Chetosico. La maggioranza dei diabetici soffre di questa seconda forma di diabete, circa il 95%, le cui modalità di trasmissione sono ancora poco conosciute, per questo motivo è più difficile prevenirlo.
In Italia il diabete è una delle malattie più diffuse, per questo motivo, si potrebbe quasi dire fortunatamente, esistono numerosi centri che si dedicano esclusivamente alla cura e assistenza dei malati di diabete. Ma quali sono i sintomi del diabete? Normalmente con l'insorgere della malattia si assiste ad una maggiore produzione di urina, episodi febbrili, pelle secca, sensazione di stanchezza, perdita di peso e aumento della frequenza di infezioni, il diabete II è più difficile da diagnosticare in quanto tutti i sintomi sono attenuati.
Diabete di tipo 2: non sempre il glucometro è utile
Dietro l'uso dell'automonitoraggio della glicemia a domicilio ci sono molti interessi economici e un mercato vero e proprio. Dove non sempre si gioca pulito.
Diabete di tipo 2: non sempre il glucometro è utile
Macchinetta e striscette
Diabete? Macchinetta per misurare la glicemia e striscette relative. L'accostamento è immediato. E invece, analizzando la letteratura scientifica, si scopre che per chi ha il diabete di tipo 2 (90% dei casi), la misurazione della glicemia a casa serve a poco. Anzi, potrebbe peggiorare le cose. Ci sono raccomandazioni precise per gestire il diabete e soprattutto prevenire le possibili complicazioni: è importante eseguire regolarmente esami e visite, con scadenze diverse durante l'anno.
Nonostante le linee guida nazionali e internazionali e gli studi sull'argomento parlino chiaro, in Italia troppo spesso non sono applicate correttamente. Manca molto di quello che dovrebbe esserci. Ed è troppo diffuso qualcosa che non è utile come si crede, vale a dire il misuratore di glicemia da usare a domicilio.
Indispensabile per chi soffre di diabete di tipo 1 (per tenere sotto controllo gli sbalzi improvvisi di glicemia caratteristici della malattia), nel diabete di tipo 2 rischia di sostituire altri interventi, di efficacia ben più documentata.
Monitorare a casa?
L'automonitoraggio a domicilio è definito dalle stesse linee guida italiane come "potenzialmente utile, pur in assenza di chiare evidenze di efficacia per le persone con diabete di tipo 2 in terapia orale o dietetica". A questo si aggiungono i giudizi altrettanto vaghi delle linee guida internazionali e i dati della letteratura medica, che dicono che questa pratica non ha studi clinici sufficienti a documentare la sua efficacia. Non migliora la condizione clinica del paziente, né ritarda i possibili danni.
Non basta: ci sono addirittura una serie di rischi da considerare.
Innanzitutto possedere il glucometro può indurre stress nella persona diabetica, in una sorta di ansia da controllo continuo.
Entro 3 anni la pillola magica della dieta
Pubblicato da Gianluca Riccio alle 11:45 in Medicina
I ricercatori stavolta l'hanno fatta grossa: un farmaco 'all in one', disponibile entro 3 anni, che aiuterà una donna a perdere due taglie in 6 mesi, abbasserà la pressione sanguigna, incrementerà il colesterolo 'buono', contribuirà a prevenire il diabete e avrà influssi positivi sull'umore.
Che diav...!?
Liraglutide, una sostanza simile all'ormone dell'intestino che regola l'appetito, convince il cervello che siamo pieni quando abbiamo mangiato il 20% di cibo in meno.
Assunta per 6 mesi, aiuta uomini e donne a regolare il peso in modo molto più efficace e sicuro dei farmaci attuali, privo di effetti collaterali di rilievo e assolutamente più indicato di soluzioni pericolose come quelle chirurgiche.
Un gruppo di ricercatori in Inghilterra ha testato Liraglutide su più di 500 soggetti obesi: alcuni assumevano la sostanza quotidianamente, altri si sottoponevano ad alcuni trattamenti 'standard' dell'obesità. I risultati? Efficacia doppia del primo principio sul trattamento standard.
Nei 18 mesi successivi, chi ha assunto Liraglutide ha controllato il peso: chi ha proseguito il trattamento standard ha ripreso chili.
E non finisce qui
I benefici di Liraglutide continuano: migliora il tasso lipidico nel sangue, gestisce il colesterolo, abbassa la pressione. Tutto ciò che concerne il rapporto tra il nostro corpo e gli zuccheri cambia in senso positivo.
Il Professor Mike Lean, dell'Università di Glasgow University, chioccia: "la perdita di peso è stata stupefacente, così come gli altri effetti: in alcuni casi di 'pre-
C'è il rischio opposto, in questo caso? Quello di ritrovarci anoressici?
"Questo è ancora da verificare: ma sappiamo con assoluta certezza che se interrotto il trattamento, il peso ricomincia a salire".
Il difetto peggiore di Liraglutide potrebbe essere il prezzo, piuttosto: quasi 1200€ l'anno per un trattamento, in pratica 3,50€ al giorno. Mi chiedo quanti dolcetti o patatine compri un obeso (non di quelli 'strutturali' intendo) al giorno, e se la spesa in cibi e dolciumi non superi questa cifra.
Ad ogni modo, per dirla con il Professor Lean, "c'è un disperato bisogno di medicine efficaci per il controllo del peso, molte hanno promesso risultati che non hanno fornito. Ma l'obesità è troppo complessa per essere risolta da una pillola. Il farmaco deve essere usato come supporto ad un cambiamento di abitudini, verso uno stile di vita più salutare: altrimenti saremo costretti a prenderlo per sempre".
Annunci GoogleIn più, si rischia di sostituire i controlli dal proprio medico con il glucometro. La macchinetta, infatti, spesso dà una falsa sicurezza, che rischia di portare a trascurare altre regole fondamentali, come la visita periodica dal proprio medico, il controllo regolare dei piedi e le altre misure necessarie.
Infine, non mancano problemi legati alla gestione dell'apparecchio (pulizia, taratura, manutenzione...).
Ciò che più preoccupa è la possibilità di episodi gravi e complicanze legate al diabete, possibilità di coma chetoacidosico, perdita di coscienza, disidratazione grazie e alterazioni sanguigne. Alcuni organi possono essere danneggiati negli anni dal diabete, ogni complicanza può essere prevenuta o rallentata se vengono somministrate le cure adeguate da personale qualificato, per questo motivo è importante effettuare controlli regolari ed affidarsi a specialisti per la diagnosi di ogni malattia